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OSTRICA (Ostrea edulis) |
L’ostrica piatta è conosciuta anche con i seguenti nomi dialettali: ostreca in Campania, ostrighi in Emilia, ostrega in Friuli Venezia Giulia e Veneto, ciampa in Sardegna. L’ostrica è un mollusco con branchie a forma di lamelle (lamellibranco). L’animale vive all’interno di due conchiglie simili, tenute insieme da un meccanismo a cerniera. L’interno delle conchiglie è liscio, costituito da madreperla di colore bianco. Il colore esterno della conchiglia è grigia, con macchie brune e viola. Può raggiungere al massimo il diametro di 15-20 cm, ma è molto comune a 6-9 cm. L’ostrica piatta si distingue facilmente dalle altre ostriche presenti sui nostri mercati, l’ostrica portoghese (Crassostrea angulata) e l’ostrica giapponese (Crassostrea gigas), per la forma delle conchiglie essenzialmente tondeggiante, che nelle altre due specie si allunga in forma ovale. COME VIVE L’ostrica vive su fondi costieri prevalentemente rocciosi, fino a una profondità di 40 m. Forma gruppi numerosi, fissandosi con una delle due valve a rocce o substrati duri, tramite sostanze cementanti. Si alimenta filtrando l’acqua e trattenendo plancton e materiale organico in sospensione. L’ostrica possiede organi sessuali sia femminili che maschili e alterna le due fasi a seconda dell’accrescimento e della stagione. La riproduzione ha luogo nei nostri mari nel periodo tra la primavera e l’autunno, con un massimo in giugno e luglio. La fecondazione avviene sempre tra individui diversi e si svolge all’interno alla conchiglia. I gameti maschili (spermi), emessi nell’acqua, vengono inalati attraverso il sifone nella conchiglia di un altro individuo, dove avviene la fecondazione delle uova. Alla schiusa, le larve (veliger), munite di ciglia vibratili, sono ancora contenute all’interno della conchiglia (specie larvipara) e successivamente sono liberate nell’acqua, dove conducono per circa due settimane vita pelagica, prima di fissarsi su vari substrati. DOVE SI PESCA L’ostrica piatta, la più diffusa e coltivata nel Mediterraneo, è presente lungo tutte le nostre coste rocciose, nel Mar Nero e nell’Atlantico orientale, dalla Norvegia fino al Marocco. L’allevamento dell’ostrica era già praticato presso i romani, come ricordano gli scrittori latini Columella, Plinio e Cicerone. E’ ora oggetto di pesca professionale principalmente con attrezzi da traino per molluschi. Diffusa anche la pesca non commerciale che, effettuata senza l’impiego di attrezzi, deve rispettare le normative sanitarie vigenti (Decreto Ministeriale del 10 aprile 1997). Le norme per produrre e commercializzare i molluschi bivalvi vivi sono fissate dal Decreto Legge n. 530 del 30/12/1993. IL CONSUMO Questa specie viene commercializzata viva. E’ considerato alimento prezioso e ghiotto, oggi come al tempo dei romani, secondo le testimonianze di Giovenale, Orazio e Petronio. Le sue carni sono infatti gustose e particolarmente apprezzate dai buongustai che le consumano crude. Le proteine sono circa il 10%, i grassi sono inferiori all’1%, notevole è il loro contenuto in sali minerali (calcio, fosforo, ferro, potassio, rame, sodio, zinco) e in vitamine (B1 e B2). Articolo tratto da iniziativa pesca |